EQUITAZIONE TERAPEUTICA/RIABILITAZIONE EQUESTRE (THERAPEUTIC RIDING)
INTERVENTI PSICOTERAPEUTICI-RIABILITATIVI o EDUCATIVI MEDIANTE L'UTILIZZO DEL CAVALLO E DEL SUO MONDO

di Barbara Montagnana ed Alessandro Castellani

Fin dall'antichità il cavallo è stato a servizio dell'uomo: nella storia, oltre a rappresentarne una fonte di cibo, lo ha accompagnato in innumerevoli imprese a scopo bellico, di trasporto e sportivo, determinando lo straordinario legame "uomo-cavallo" che ha assunto, nel tempo, importanti e profondi significati simbolici riportati anche dalla mitologia classica.
E l'effetto terapeutico o riabilitativo dell'utilizzo del cavallo e del suo mondo nel trattamento di numerosi disordini neuro-psichici, risulta attestato già dal 325 A.C. Bisognerà aspettare, comunque, il 1952 perché alle attività equestri vengano nuovamente riconosciute valenze abilitative-educative tali da essere proposte come strumento e setting terapeutico-riabilitativo per molte disabilità.: la vittoria olimpionica del 1952 (medaglia d'argento di Dressage) di una poliomielitica, Liz Hartel, è considerata infatti il punto di partenza di un vivace interesse per le potenzialità curativo-attivanti delle attività equestri.
Successivamente, numerose organizzazioni sia in Europa che in America si sono impegnate nella strutturazione metodologica e nella diffusione di questo intervento: negli ultimi anni, dalle esigenze di valutare le esperienze dei diversi paesi, unificare il modello operativo, perfezionare le metodologie, definire le possibili indicazioni terapeutico-riabilitative e verificare gli effetti con approccio scientifico, è nata una Federazione Internazionale costituita da membri rappresentati di diversi paesi, la "Federation Riding for Disabled International" (F.R.D.I.). Attualmente , mentre è stato raggiunto un pieno accordo sulla denominazione omnicomprensiva, ossia che include qualsiasi intervento terapeutico o riabilitativo che utilizzi come strumento il cavallo, (Therapeutic Riding: letteralmente Equitazione Terapeutica; ma in Italia si preferisce il termine Riabilitazione Equestre) e sul significato globale di questi interventi in molti tipi di disabilità sia dell'età evolutiva che adulta, non c'è pieno accordo riguardo le varie aree di intervento, la loro denominazione e le metodologie di applicazione e, quindi, la formazione degli operatori: ogni nazione si basa sulla propria esperienza e cultura. Ciò è, purtroppo, frequente motivo di confusione e contestazione riguardo la diversa terminologia usata abitualmente per definire specifici moduli o aree di intervento.
Solo la più importante organizzazione americana, la "North American Riding for the Handicap Association" (N.A.R.H.A.) si è sforzata di mettere a punto delle linee guida cui far riferimento per i possibili diversi utilizzi del cavallo da parte di persone disabili, le possibili metodologie applicative, le indicazioni e le precauzioni da osservare e la formazione degli operatori di diversa estrazione (educativa, sanitaria, sociale) che si possono dedicare a questo approccio terapeutico-riabilitativo.
Secondo queste linee guida, l'utilizzo del cavallo da parte di persone disabili può avvenire mediante diverse modalità a seconda che lo scopo prescelto sia prevalentemente di tipo terapeutico, educativo, ricreazionale o sportivo. Un intervento di Equitazione Terapeutica o Riabilitazione Equestre può caratterizzarsi per ognuna di queste singole sezioni o costituire globalmente un percorso riabilitativo. Nell'area più prettamente terapeutica, l'intervento viene specificatamente definito a seconda dell'obiettivo che si vuole raggiungere, della metodologia utilizzata, del personale coinvolto e del tipo di fruitori.
Quando il target principale è la modificazione di problematiche prevalentemente neuromotorie o soltanto motorie si parla di Ippoterapia Classica. In questo caso, in sintesi, l'intervento si caratterizza sia per la maggior specificità di obiettivo, limitato al miglioramento del controllo posturale in virtù dell'effetto del movimento del cavallo e delle manovre fisioterapiche messe in atto soltanto da operatori specializzati nel campo della riabilitazione neuromotoria, sia dal ruolo passivo del soggetto per il quale vengono ricercate solo risposte riflesse potenzialmente utili al controllo posturale. Negli ultimi anni l'orientamento riabilitativo di questo intervento si è allargato; si preferisce sfruttare oltre agli stimoli puramente neurosensoriali anche quelli propri del setting e quelli provenienti da una adeguata relazione con l'operatore in funzione di una miglior capacità di adattamento globale (motorio, cognitivo, emotivo) e, quindi, si parla di Ippoterapia prevedendo un ruolo attivo del soggetto ed avendo implicazioni cognitive, emotive e prassiche ma non finalizzate all'apprendimento della tecnica equestre. A somministrare il trattamento è un team multidisciplinare diversamente articolato a seconda del contesto ambientale/professionale ma necessariamente comprendente la figura del fisioterapista. I candidati per questo modulo di RE sono tutti i soggetti con patologia neuromotoria in età evolutiva e adulta che non presentino controindicazioni.
Quando il target si sposta verso obiettivi prevalentemente di tipo psico-educazionali mediante programmi di insegnamento teorico-pratici della tecnica equestre ed altri argomenti del mondo animale, abitualmente integrati con programmi scolastici e/o altri percorsi formativi, si parla di Rieducazione Equestre. Le figure cardine per la programmazione e somministrazione del trattamento, sempre all'interno di un team multidisciplinare, sono tecnici del campo educativo. I fruitori sono soggetti che possono presentare deficits funzionali in una o più aree (spesso prevalentemente in quella intellettiva) oppure soggetti con disabilità multipla per i quali, essendo già stati conseguiti gli obiettivi possibili mediante un intervento di Ippoterapia, ne vengono stabiliti altri più avanzati. Una volta che gli obiettivi squisitamente abilitativi-terapeutici sono stati raggiunti, l'intervento può continuare stabilendo scopi prettamente educativo-sociali e rientrando quindi nell'area educativa e successivamente ricreativa sportiva dove il personale coinvolto è quello con formazione di tipo educativo o tecnico e non più sanitario.
Quando infine il target sono le problematiche emotivo-relazionali o psico-sociali si parla di Psicoterapia Equino Assistita. E' questo un indirizzo innovativo di RE sperimentato dapprima in Germania grazie alla singolare attività di una psichiatra, esperta psicoterapeuta e collateralmente, appassionata di equitazione (M. Scheidaker) e, negli ultimi anni, strutturato, sistematizzato e definito grazie all'impegno di un gruppo di specialistici americani nel campo psichiatrico, psicoeducativo e tecnico-equestre che, nel 1998 ha fondato la "Equine Facilitated Mental Health Association (E.F.M.H.A.) subordinata alla N.A.R.H.A. Questo particolare tipo di intervento è rivolto a soggetti con disabilità psichica e/o intellettiva (disturbi affettivi, comportamentali, sociali, cognitivi, o spirituali). A seconda delle necessità, può assumere, caratterere più specificatamente educativo o terapeutico. Come per l'intervento di Rieducazione Equestre, se si considerano perseguibili solo obiettivi psico-educativi non occorrerà la presenza di personale con formazione sanitaria. In questo caso l'intervento, definito "Equine Experiential Learning", consente l'interazione e la relazione con ambiente, persone ed animali provocando reazioni emotive che favoriscono l'apprendimento autonomo riguardo se stessi, risultandone una sensazione di benessere mentale, fisico e spirituale.
Quando invece l'intervento assume risvolti squisitamente terapeutici prende il nome di "Equine Facilitated Psychotherapy" e, oltre a favorire l'esplorazione personale dei sentimenti e dei comportamenti, ne permette l'interpretazione grazie alla presenza di uno psicoterapeuta. Quindi, in questo caso, è previsto un chiaro e definitivo setting terapeutico con l'intento di promuovere il miglioramento e la crescita. Un ulteriore differenza sta nel consenso dell'utente che è necessario nel primo caso mentre può essere delegato ad un eventuale tutore nel secondo. Le basi teoriche che hanno condotto prima la Scheidaker e, successivamente, altri a considerare il cavallo e il suo mondo uno strumento utile per un percorso psicoterapeutico sono sintetizzabili in tre punti:
- Il cavallo reagisce alle intenzioni al punto che le sue reazioni possono essere percepite e lette come uno specchio dello stato emotivo profondo (feedback relazionale);
- avendo un forte valore simbolico (secondo M. Baum è simbolo dei sentimenti umani e tema ricorrente nell'arte figurativa) e archetipico, permette il lavoro oltre che sulla relazione anche sull'inconscio per favorirne l'integrazione con il conscio;
- consente una modalità di comunicazione ritenuta spesso utile nel processo psicoterapeutico, caratterizzata dalla non verbalità, da espressione corporea, mimica, gestualità e intenzionalità emotiva.
A ciò si aggiungono le caratteristiche dell'ambiente particolarmente stimolanti in senso educativo e sociale.
Evidenze cliniche hanno suggerito che questo approccio risulta efficace come intervento integrato nel trattamento sia in disturbi dell'età evolutiva (disturbi dell'apprendimento, della memoria, dell'attenzione, disordini della condotta, esiti di affezioni di varia natura del S.N.C, autismo, sindrome di Tourette) che più tipici dell'età adulta (disturbi dell'umore, d'ansia, psicosi, sindrome da stress post-traumatico).
Attualmente in letteratura sono disponibili solo risultati di tipo empirico riportati da medici, insegnanti, terapisti della riabilitazione, psicologi, genitori, ma in ambito mondiale ci si sta impegnando nella verifica dell'efficacia seguendo canoni scientifici.
La E.F.M.H.A. in collaborazione con la N.A.R.H.A. è l'organizzazione più attiva in questo senso ma anche altre organizzazioni nel mondo perseguono lo stesso intento sia riguardo l'area specifica psicoterapica che in quelle più classiche di Ippoterapia e Rieducazione Equestre.
Da quanto fino ad oggi emerge dalla letteratura, le varie attività equestri che spaziano dalla gestione dell'animale alle attività in sella, e non e all'addestramento secondo proposte metodologiche o specialità sportive diverse (equitazione, dressage, volteggio, attacchi ecc..) costituirebbero strumenti terapeutico-riabilitativi più validi rispetto ad altri come, ad esempio, la terapia in acqua o l'attività in palestra, perché permetterebbero un impatto globale e contemporaneo su numerosi aspetti psicologici e fisici in un ambiente naturale ricco di stimoli motivanti.
Volendo definire in sintesi la RE potremmo quindi affermare che si tratta di " un complesso di tecniche riabilitative e psicoeducative che utilizzano come mezzo il cavallo singolarmente o in associazione ad altri strumenti per ottimizzare le strategie funzionali di soggetti con una o più aree deficitarie e favorire il raggiungimento della massima autonomia personale e sociale con conseguente miglioramento della qualità della vita".
A seconda del tipo di disabilità e/o deficit di partecipazione, la modalità di approccio sarà diversa ma non necessariamente unica ed immodificabile poiché dipenderà da bisogni riscontrati di volta in volta per il singolo.
Data la complessità di questo approccio, sia per le molteplici indicazioni che per le varie modalità di intervento c'è ormai pieno accordo che a proporre un intervento di RE sia un'equipe medica competente in campo neuropsichiatrico, riabilitativo e tecnico-.equestre, che sappia riconoscere i bisogni emergenti, individuare l'approccio migliore consensualmente ad un eventuale percorso riabilitativo, escludere qualsiasi controindicazione, pianificare il piano di trattamento, verificare il raggiungimento degli obiettivi a breve, medio e lungo termine e modificare, quando opportuno, il programma.
La presa in carico effettiva deve avvenire da parte di uno o più operatori molto preparati sia nel campo prettamente tecnico equestre che in quello sanitario in collaborazione con il contesto familiare e sociale.
Parimenti, esiste pieno accordo a livello mondiale nel ritenere che ogni operatore che voglia far parte di un equipe di questo tipo, indipendentemente dalla sua estrazione culturale o professionale (educativa, sanitaria, sociale, tecnico-equestre) abbia seguito una formazione specifica che eguagli e integri le conoscenze rispetto ai vari ambiti (conoscenza e approfondimento delle disabilità, degli strumenti riabilitativi e dei metodi).
In Italia questo tipo di formazione è stata resa possibile, solo da pochi anni, grazie alla collaborazione tra una Associazione dedicata alla risoluzione delle problematiche della disabilità (Associazione Lapo) e la cattedra di Neuropsichiatria Infantile dell'Università di Firenze, che si sono impegnate nell'organizzare corsi specifici basandosi sul modello di quelli messi a punto in paesi con maggiore esperienza in questo campo.
Da alcuni mesi, la Società Italiana per lo studio del Ritardo Mentale (S.I.R.M.) e l'Associazione Italiana per lo studio della Qualità di Vita (A.I.S.Qu.V.) si sono attivate nominando all'interno dei rispettivi Consigli Direttivi alcuni soci cui è stata affidato il compito di collegare esperienze, ricerche, interessi ed attività specifiche con la L.A.P.O., la Cattedra di Neuropsichiatria Infantile di Firenze, Michaela Scheidaker di Monaco di Baviera e la N.A.R.H.A.
In quest'ottica, stanno per venire coinvolti sia i fruitori che le loro famiglie o le istituzioni di appartenenza, anche in funzione di una puntualizzazione scientifica in merito che verrà strutturata e presentata nel corso del futuro IV Congresso Europeo della Società Internazionale "Mental Health in Mental Retardation", che si terrà a Roma nel settembre 2003.
Per completezza di informazione, i soci S.I.R.M., delegati a questo tipo di intervento psicoriabilitativo, hanno già iniziato un'esperienza specifica in collaborazione con due centri ippici (presso Verona e presso Bologna) mentre altre collaborazioni di questo tipo stanno per essere analogamente attivate (a Verona ed a Macerata). Con questa iniziative vengono presi in carico, sia disabili appartenenti a specifiche associazioni che singoli casi di disabilità intellettiva o multipla che richiedano autonomamente o per suggerimento dei loro curanti, l'avvio ad un progetto terapeutico-riabilitativo basato sull'utilizzo del cavallo.

Per i riferimenti bibliografici sulla riabilitazione equestre e sulle altre terapie alternativo-integrative (a cura della Dott.ssa Montagnana) si consulti la pagina sulla letteratura del presente sito.