LA QUALITÀ DI VITA NEL DISABILE INTELLETTIVO
Marco Bertelli Psichiatra, Psicoterapeuta -
Firenze Direttivo
SIRM (Società Italiana per il Ritardo Mentale) Direttivo
WPA-MR (Sezione Ritardo Mentale Associazione Mondiale di Psichiatria) Direttivo
AISQuV (Associazione Italiana per lo studio della Qualità di Vita)
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La Qualità di Vita (QdV), una volta ritenuta troppo soggettiva, non misurabile e indefinibile, è stata progressivamente considerata un’area importante dell’assistenza. |
Non è un caso che spesso le terapie offerte alle persone con DI siano approssimative, sintomatiche, contenitive o si trasformino in interventi assistenziali, proprio perché limitate dalla nozione di irrecuperabilità rispetto ad un procedere terapeutico che tende alla normalizzazione.
Riporto
qui di seguito un breve excursus storico dell'applicazione del concetto di
qualità di vita in psichiatria.
- 1966: l’espressione viene utilizzata per la prima volta in una rivista
medica (Elkinton, 1966) |
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Caratteristica essenziale del concetto di QdV è senza dubbio la soggettività. Ciò che è percepito come qualcosa di estremamente piacevole e importante per la vita di una persona può arrivare a costituire oggetto di disagio per un’altra. Tuttavia, l’idea che la QdV debba soprattutto avere risvolti pratici porta a ritenere utile l’individuazione di ambiti oggettivi di riferimento sui quali valutare la modulazione soggettiva. Per esempio la necessità di una parziale oggettivizzazione diviene già evidente nel momento in cui si consideri necessario uno strumento di valutazione. Curare in funzione della QdV deve mantenere rigorosità scientifica. A questo campo devono essere applicate tutte le risorse disponibili con la stessa precisione e sofisticazione riservata ad altri indirizzi d’intervento assistenziale. Nei casi in cui la QdV è stata usata come misura di outcome di interventi terapeutici, la sua capacità discriminativa, la sua sensibilità e la sua capacità indicativa del reale benessere delle persone trattate, si sono rivelate superiori rispetto a tutti i parametri comunemente usati.
UN CONCETTO MULTIDIMENSIONALE
Spesso viene addirittura usata come sinonimo di felicità. In ambito medico vengono generalmente distinti due approcci, |
oggettivo e soggettivo. La dimensione oggettiva della QdV di una persona corrisponde alle sue condizioni di vita come appaiono ad un osservatore esterno. La loro descrizione non pone particolari problemi epistemologici. La QdV soggettiva corrisponde alla percezione individuale di soddisfazione rispetto all’esistenza e non può essere valutata che attraverso l’opinione della persona stessa. |
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LE NOVE AREE DELLA VITA
L’area dell’Appartenere alla comunità indaga il rapporto esistente tra un individuo e le risorse a disposizione della maggior parte dei membri della comunità (avere accesso ad un'educazione, ad un impiego, all'assistenza medica e sociale, agli avvenimenti ed agli spettacoli, avere risorse finanziarie, ecc.). Il Divenire Pratico si riferisce ai lavori di casa, al lavoro retribuito, l’andare a scuola, le eventuali attività di volontariato, le |
quotidiane routine per la cura di sé, l’interessarsi delle proprie pratiche burocratiche, ecc.
Il Divenire nel tempo Dedicato a Sé comprende le cose che si fanno per divertimento o per passione (giocare a ping-pong, andare a giro con gli amici, leggere, guardare la TV, coltivare un hobby, andare al cinema, ecc.).
ASPETTI CLINICI
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SFIDA DELLA QDV ALL’ASSISTENZA SANITARIA
Le attuali tendenze economiche e socio-politiche (es. : incremento della direttività, crisi dell’assistenza sanitaria) rendono questo processo di difficile attuazione. L’autonomia per esempio, definita come stile di vita in armonia con le regole e i valori personali, e l’autodeterminazione, ossia il decidere da sé cosa fare, sono proclamati come principi basilari in quasi tutti i programmi di istituti e servizi pubblici, ma nella pratica quotidiana la coerenza con i principi è, già a livello strutturale, ancora troppo debole.
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